Chi siamo

  • Posted on: 1 May 2015
  • By: adminBFC

Brianza Film Corto Festival è organizzato dall'associazione culturale Bmovies.

Nata formalmente nel 2008 l'associazione operava già da qualche anno come gruppo informale a Seregno sostenuta dalla cooperativa Briganzia per la quale organizzava eventi nell'ambito del Pub-Birreria Barbarossa.

L'attività principale dell'associazione è rivolta al Festival Brianza Film Corto. Al Festival sono invitati a partecipare artisti di tutto il mondo. I loro lavori vengono selezionati e proiettati sia prima (anteprime) che dopo (rassegne) lo svolgimento del Festival prevalentemente nei cinema della Brianza.

Avendo sempre come riferimento il festival vengono organizzate inoltre altre iniziative che attraverso il canale cinematografico vogliono portare l'attenzione su tematiche importanti. Ogni anno BMovies produce a basso costo un documento che rappresenta il video-manifesto. Così è stato nel corso della prima edizione: in collaborazione con Robindart Factory è stato prodotto un documentario contro la censura che denuncia la posizione dell'amministrazione di Galbiate nell'ambito della Mostra DinDonDarte. Mentre nella seconda edizione si è realizzato un documentario sui Migranti che ha visto coinvolti in diversi luoghi decine di immigrati alle prese sopratutto con il problema del ricongiungimento familiare. In questo caso la collaborazione è nata tra CGIL Monza Brianza e rappresentanti delle comunità migranti.

Un altro progetto che l'associazione ha in cantiere è la costituzione di un archivio video tematizzato da offrire come servizio alle attività didattiche delle scuole. Questo ci offre anche la possibilità di aprire un canale con le unità didattiche per poter affrontare il discorso dell' ”etica e dell'estetica delle immagini in movimento”.

Non marginale infine il discorso di “rete”. L'associazione ha tra i suoi valori intrinseci il mantenimento e valorizzazione della rete di relazioni che man mano maturano.

Alla origini del nome dell'associazione BMovies, cioè della B davanti a Movies, attribuiamo un doppio legame. Sia con un'idea di territorio che con un'idea di modo di rappresentare. Il territorio è la Brianza che esprime le sue contraddizioni anche attraverso la convivenza tra una forte adesione alle politiche liberiste e un diffuso e sensibile associazionismo. Ma ci riferiamo anche al territorio più in generale non come area geografica a cui apparteniamo ma come relazione tra uno spazio e chi lo abita. Quindi ci interessano i “territori” , tutti i territori che a livello globale esprimono i loro drammi e il loro modo di elaborarli, il modo di comunicarli attraverso un linguaggio che è quello cinematografico o , meglio, di rappresentarli. La B davanti al nome sta anche ad indicare ironicamente un cinema di serie B. Il cortometraggio è ancora percepito come cinema incompleto, monco. Come tappa necessaria verso il lungometraggio. Invece noi crediamo che esso abbia un suo statuto indipendente, una dignità propria e legittima. Poiché esso si fa carico molto spesso di un'area marginale e di dissenso e che attribuisce alla produzione a basso un valore intrinseco. Il cortometraggio o video breve nella nostra realtà territoriale non ha ricevuto finora l'attenzione che merita. Però ci sono segnali che fanno pensare che all'interno del panorama mediatico postmoderno possa ricoprire un ruolo più importante.

In un certo senso il periodo attuale nell'ambito della produzione di immagini in movimento trova un'analogia con le innovazioni introdotte da Gutenberg. La possibilità di riprodurre testi su grande scala pose le premesse per la scolarizzazione di massa, così l'uso diffuso, capillare di strumenti di manipolazione delle immagini in movimento ha messo in moto un processo che ci vede impegnati a capire i meccanismi di una cultura del visuale. Possiamo in qualche modo come associazione contribuire a elaborare una pratica “visionaria” che abbia come oggetto una produzione etica di immagini? Oggi c'è un “rumore di fondo” che sfonda le mura domestiche. Senza dubbio a fronte della diminuzione della fruizione domestica dell'orrore televisivo aumenta il numero gli schermi piatti negli spazi pubblici. Dalle stazioni agli ospedali occupano lo spazio urbano “inquinando” in modo ancora più massiccio il nostro immaginario. Il visuale penetra nei luoghi di vita quotidiani: ma in modo subdolo invece di mostrare nasconde, brutalizza il reale con il suo martellante invito al consumo invece di promuovere un'estetica del limite (l'acqua è un caso esemplare perché fondamentale).

L'associazione si muove su questo doppio binario. Da una parte sollecita una produzione artigianale, a basso costo, popolare, diffusa a livello molecolare in quanto propedeutica ad una maggiore sensibilità estetica e maggiore consapevolezza del potere che le immagini esercitano. Dall'altra seleziona e ridistribuisce i lavori che riescono a ben rappresentare i territori e le comunità esplorando linguaggi che si discostano dal Modo di Rappresentazione Istituzionale. Il modo in cui oggi si leggono le immagini è determinato da come per cinquant' anni le scuole hanno insegnato e identificato “il linguaggio del cinema”. “Tale modo di rappresentazione ha inoltre modellato una competenza di lettura che tutti, chiunque noi siamo, assimiliamo fin da bambini, grazie ad una familiarità con i film (visti al cinema o alla televisione) universalmente diffusa tra i giovani delle società avanzate”. (N. Burch - Il lucernario dell'infinito. ed. 1990).

Siamo convinti che sia necessario essere attenti a questo processo in atto che sta scardinando l'idea che il linguaggio del cinema che noi conosciamo sia un linguaggio naturale. Anzi lavoriamo per denaturalizzare questa esperienza. E importante avere dimestichezza con una tecnologia, appropriarsi di una competenza. Come saper leggere e scrivere.